Social media e marketing digitale: facciamo il punto della situazione
Gatti. Moltissimi gatti. Cibo (attenzione non è cibo se non ha una burrata sopra), e pose di yoga acrobatico in luoghi pittoreschi. Come avrete capito, oggi si parla di social media, la “piazza virtuale” in cui ormai nessuna attività che voglia rimanere sul mercato può permettersi di non avere una vetrina.
Grazie alla presenza di milioni di utenti in tutto il mondo, alla capacità di contribuire all’immagine di un brand – e, qualche volta, crearla dal nulla – e alla presenza di piattaforme ormai sempre più numerose e diverse tra loro, i social sono diventati uno strumento indispensabile per raggiungere il proprio target e portare traffico al proprio sito web, una tendenza che non accenna a diminuire (anzi).
E no, non è sempre necessario imparare lo yoga acrobatico, davvero!
Social media e marketing digitale: quali sono i vantaggi?
Sono numerosi i motivi per cui i social costituiscono una componente essenziale di una buona strategia di marketing. Tra questi:
- Boost alla visibilità: grazie alla presenza di milioni di utenti, i social offrono un’occasione unica per farsi conoscere e attrarre nuovi potenziali clienti grazie alla creazione di contenuti accattivanti. Ed è sufficiente aggiungere link strategici per attrarre nuovo traffico verso il proprio sito web o ecommerce;
- Pubblicità mirata: i social offrono alle aziende strumenti finalizzati a individuare il proprio target e personalizzare le adv in base ai suoi interessi e alle sue abitudini. Un vantaggio incredibile in termini di efficacia dell’investimento pubblicitario;
- Engagement e community, l’esperienza utente che conta: creazione di contenuti accattivanti e personalizzati, ma anche interazioni con i potenziali clienti. Un rapporto con il brand che diventa immediato e diretto, creando una vera e propria comunità di clienti fedeli (e fidelizzati).
I social media sono cambiati (e cambieranno ancora)
Community, visibilità, targhettizzazione, pubblicità mirata, analytics e molto altro. Sono proprio i vantaggi che offrono oggi i social a mostrarci come questi siano cambiati in modo fondamentale nel corso dell’ultimo decennio, focalizzandosi in modo sempre più efficace e sofisticato sull’ottimizzazione dell’investimento pubblicitario, sul criterio del “numero di clienti per dollaro speso”.
Ed è cresciuto, parallelamente, anche il numero dei social, con il monopolio di Meta che è stato travolto dall’emergere di realtà giovani ma estremamente popolari come TikTok, oppure più “istituzionali” ma con un proprio linguaggio e un’identità molto definita come Linkedin. E come dimenticare Twitter, o “X” (il nome potrebbe ulteriormente cambiare mentre pubblichiamo questo articolo).
Insomma, tanti social, ciascuno con una sua identità, ciascuno con i suoi strumenti e i suoi linguaggi per generare engagement, creare una community e garantire ai brand il massimo della visibilità. Il tutto in continua evoluzione.
Cosa ci dice questo? Che qui ci vuole un professionista, o il rischio è quello di sembrare dei boomer che confondono lo smartphone con il videocitofono.
Social media: cosa può fare per voi un’agenzia di marketing (per esempio la nostra)
Rivolgersi a un’agenzia di marketing digitale è fondamentale per lo sviluppo di una strategia social di successo. In cosa consiste?
- Pianificazione degli obiettivi e dei contenuti: una strategia mirata, con la scelta delle piattaforme più adatte al brand e la capacità di personalizzare i contenuti in base alla piattaforma e al target;
- Creazione e gestione della community: presenza e costanza, con la predisposizione di un calendario editoriale, la creazione di contenuti accattivanti in grado di generare engagement, e un continuo dialogo con gli utenti;
- Uso professionale degli strumenti messi a disposizione dai social: lettura degli analytics, utilizzo degli strumenti adv, scelta degli hashtag, sperimentazione dei nuovi tool per stimolare l’attenzione degli utenti e offrire contenuti sempre “freschi”.
Come dite? Lo yoga acrobatico sembra meno faticoso? Non ci sentiamo di darvi torto. Per questo, se pensate di aver bisogno di noi… (rispondiamo anche al videocitofono).
- Published in Web Marketing, Social Networks
Creare un sito web con WordPress: 5 ottime ragioni per farlo
Creare un sito web con WordPress: 5 ottime ragioni per farlo
Oltre il 43% dei siti di tutto il mondo, inclusi giganti del mercato come Disney, Sony e Playstation. Sono questi i numeri di chi ha scelto di creare un sito web con WordPress, il CMS nato come semplice piattaforma per la blogosfera, e che oggi è leader mondiale della pubblicazione sul web.
Alla base di questo successo sta una straordinaria combinazione di fattori, dalle possibilità di personalizzazione pressoché infinite alla capacità di ospitare dal semplice sito vetrina al più complesso degli e-commerce, passando per un team di sviluppatori diventato ormai leggenda (se non è su WordPress, non è stato ancora inventato).
Ma lo conosciamo davvero? E perché sceglierlo?
Abbiamo deciso di darvi le nostre cinque ragioni principali per cui dovreste scegliere WordPress per il vostro sito.
Che cos’è WordPress? Cominciamo dalle basi
WordPress è un sistema di gestione dei contenuti web, ossia un software, che permette la creazione, pubblicazione e gestione di blog e siti web di ogni tipo. Il tutto senza che sia necessario avere delle competenze nel campo della programmazione.
Inoltre, si tratta di un software gratuito e open source, il che significa che è utilizzabile e modificabile da chiunque. In poche parole, grazie a WordPress è possibile, ad esempio, per i piccoli business avviare il loro ecommerce pur non potendo contare su un grande budget (o su nessun budget) semplicemente scaricando il software.
Perché scegliere WordPress: le nostre 5 ragioni
Siamo sicuri di aver già catturato la vostra attenzione. Ma ora vogliamo essere più concreti. Perché dovreste scegliere WordPress per il vostro sito web, e quali sono le ragioni del suo successo?
- WordPress è campione di accessibilità
Facile da usare, gratuito e personalizzabile (in due parole: open source) WordPress è l’epitome dell’accessibilità. Per aprire il proprio sito web non è necessario avere particolari fondi e non sono richiese competenze in fatto di programmazione. Tutto ciò che si deve fare è scegliere un tema e personalizzarlo con i propri contenuti. Fine. Voilà, il sito è pronto.
E, parlando di personalizzazione, WordPress mette a disposizione un catalogo di circa 40.000 plugin e oltre 5000 temi, con possibilità di scegliere tra pacchetti gratuiti e a pagamento.
- La forza dell’esperienza (della community)
Nato nel 2003 e pensato per offrire alla blogosfera – n.d.r.: fenomeno dell’antichità in cui i blog appartenevano al mondo dell’intrattenimento e del tempo libero – una piattaforma ricca di temi personalizzabili per riversare nel web le proprie nevrosi in modo molto colorato, WordPress è diventato rapidamente un punto di riferimento per gli sviluppatori.
Uno dei suoi punti di forza è, infatti, la community di esperti che garantisce un flusso costante di innovazione e, fattore non certo trascurabile, di soluzioni per la sicurezza. Inoltre, in caso di problemi, è possibile chiedere aiuto su uno dei numerosi forum, o trovare dei tutorial completamente gratuiti.
- Google friendly (e anche tutti gli altri motori di ricerca friendly)
WordPress è progettato specificamente per essere SEO friendly.
La scrittura del codice della piattaforma, l’attenzione ai markup semantici, il design reattivo e alcune recenti innovazioni come il lazy load (il caricamento in differita delle immagini), permettono infatti di ottimizzare le pagine web in modo automatico, il che offre agli utenti un indubbio vantaggio in fatto di posizionamento sui motori di ricerca.
- Questa è performance!
Se è vero, da un lato, che WordPress è talmente semplice da usare da essere adatto anche a chi è alle primissime armi, è altrettanto vero che le sue prestazioni fanno sì che la piattaforma possa soddisfare le esigenze anche di giganti del mercato.
WordPress può infatti essere impostato su qualsiasi hosting, dal più economico al più potente e veloce, in quanto alimenta il 60% del sito web. E un discorso simile vale per i plugin, la cui funzione è quella di aumentare le funzioni del sito. L’ampia scelta – come per i temi, è anche possibile acquistare pacchetti di plugin a pagamento – è inoltre arricchita dalla presenza di recensioni che ne descrivono la funzionalità e l’uso, così da poter trovare esattamente ciò che fa al caso proprio.
- Power is nothing without safety (semicit)
Trattandosi attualmente della più grande piattaforma di pubblicazione del mondo, WordPress prende molto sul serio il fattore sicurezza, offrendo il più alto livello di protezione (anche questo in costante aggiornamento) contro hacker e spammer.
Anche in questo caso, inoltre, fondamentale è il contributo della community per ottenere consigli e istruzioni su come mantenere il proprio sito web sempre protetto.
Si, WordPress ci piace
E siamo sicuri che ora ci stiate facendo un pensierino anche voi. Il consiglio? Provatelo. Fate un tentativo e divertitevi anche voi a creare un sito web con WordPress.
E se non vi sentite sicuri e avete paura di sbagliare, sappiate che uno degli effetti dell’enorme popolarità di questa piattaforma è l’ampia diffusione di web agency specializzate in siti WordPress (e che i nostri contatti sono in alto a destra).
- Published in Social Networks
I social sono diventati motori di ricerca? Il punto della situazione tra Google e social media
È stata una rivoluzione silenziosa, tanto che oggi quasi non sappiamo come siamo finiti qui. Eppure, ci siamo, a chiedere informazioni a Linkedin o TikTok. E a chiederci cos’è un motore di ricerca oggi se ormai quello che ci serve lo cerchiamo sui social media, ma anche cos’è un social media e come dobbiamo considerarlo se ora lo utilizziamo come una volta utilizzavamo Google.
E poi, cosa significa tutto questo per i business online? Come cambia il mondo del web marketing? Che tipo di strategie social richiede questo cambiamento?
Proviamo a fare il punto della situazione.
(Cos’era e) cos’è un motore di ricerca
Un motore di ricerca è un software che, analizzando i dati disponibili sul web, offre risposte alle domande degli utenti. L’ordine dei risultati (cioè il loro posizionamento), come probabilmente tutti sapranno, dipende da un algoritmo.
E poiché il posizionamento è particolarmente importante in ragione di una serie di fattori (non ultimo l’attention span degli utenti) una parte fondamentale del web marketing si concentra su decisioni strategiche finalizzate a rendere un sito “appetibile” per l’algoritmo. Si tratta della strategia SEO, che permette – tra le altre cose – ai business online di essere più facilmente raggiungibili dalla potenziale clientela.
Il ruolo dei motori di ricerca è (è stato?) assolutamente centrale per il reperimento di ogni tipo di informazione, da quelle mediche con le diagnosi del Dottor Google fino a “elettricista Lugano” in caso di improvviso blackout in ufficio. Si tratta di un’importanza di cui sono consapevoli, e in virtù della quale hanno messo a disposizione numerose soluzioni per il web marketing. Ma è ancora così?
Cos’è un social media e come è cambiata la ricerca oggi
Dal canto loro, i social media nascono come piattaforme per la condivisione di gattini contenuti, senza alcune velleità consumistica (è così, anche se ormai non ce ne ricordiamo quasi più). Il loro scopo principale, infatti, era quello di permettere agli utenti di comunicare tra loro condividendo dalle esperienze professionali alle opinioni politiche ai neonati con le emoji sulla faccia (e si, anche i felini).
L’evoluzione del mondo social ha visto la realizzazione del loro potenziale al servizio delle imprese, con contenuti dedicati sempre più efficaci, e – come è stato per i motori di ricerca – anche la messa a disposizione di strumenti per il business. Oggi quello del social media marketing è uno dei settori più creativi.
Questa evoluzione, però, finora non aveva mai intaccato la posizione dei motori di ricerca, con quali c’era, anzi, una convivenza pacifica e priva di interazioni significative. Cosa è cambiato, quindi?
Nonno Simpson trigger warning: stiamo per dare la colpa ai giovani
Cercheremo di dirlo in modo pacato e senza accusare nessuno: è tutta colpa di TikTok e della Generazione Zeta.
Secondo le stime, infatti, la GenZ – i nati tra il 1997 e il 2012 – utilizza i social media, e in particolare TikTok che è il loro social elettivo, come se fossero motori di ricerca. Ed è un dato interessante, perché fa riferimento in particolare a un social che presenta caratteristiche ben definite.
In primis il formato: video molto brevi (a proposito di attention span) e molto incentrati sull’impatto visual. Ma anche possibilità di selezione dei contenuti e, soprattutto, di interazione con i creator.
Si tratta di un cambiamento notevole, che interessa una fascia demografica considerata pregiata per chi si occupa di social media marketing. E non sorprende, quindi, che il nuovo trend sia stato recepito anche da Meta, che con il nuovo algoritmo ha spostato il focus su una presenza online quindi più intensa e veritiera, che predilige l’autenticità all’estetica, tanto da aver portato alcuni esperti a pronosticare una presenza più intensa dei brand sui social media non tanto in termini di frequenza dei post, ma soprattutto con il rafforzamento del rapporto con la community.
E i motori di ricerca?
Alla domanda cos’è un motore di ricerca e cos’è un social media dobbiamo allora rispondere che, oggi, per una particolare fascia demografica, sono di fatto la stessa cosa, e che questo ha comportato una perdita di rilevanza dei primi in favore dei secondi.
Google non intende certo starsene fermo a guardare, però. E l’ha dimostrato. Esattamente come ha reagito all’assalto dell’intelligenza artificiale introducendo Bard AI (o Google Gemini, la risposta Google a Chat GPT di Open AI). E così anche i suoi colleghi come Bing e Safari. Sembra di sentirli: “Mica mi chiamo Internet Explorer!”
Gli algoritmi dei motori di ricerca puntano ora principalmente sui contenuti visivi, risultato che non può che ottenersi dando ai social media un posizionamento privilegiato.
Si genera così un circolo virtuoso in cui il motore di ricerca, adattatosi alla tendenza del momento, di fatto contribuisce ad alimentarla. E con l’effetto ulteriore di un ampliamento dei confini del social media marketing, ma anche dell’importanza dei professionisti del settore, il cui contributo oggi diventa ancor più fondamentale per i business che intendono rimanere competitivi. E allora, che aspettate a lanciarvi anche voi?
- Published in Social Networks
Nuovo aggiornamento Instagram: come ottenere i migliori risultati per il vostro business
Nuovo aggiornamento Instagram, nuovo formato, nuove storie in evidenza, nuovo feed. No, non siamo impazziti, stiamo solo elencando i primi quattro risultati Google quando si digita “nuovo Inst…”.
Sorpresi? Non proprio. Dopo anni di “innovazioni” blande, pensate piuttosto per rimanere al passo con la concorrenza, c’era da aspettarsi che questo deciso cambio di rotta provocasse un piccolo terremoto nel mondo social.
Vale soprattutto, e ovviamente, per chi ha un profilo business e si sta chiedendo cosa cambierà. Ed è proprio per voi che abbiamo pensato a una piccola guida, un dizionario minimo del nuovo aggiornamento Instagram 2025. Pronti?
Pronto, Mark? Dove hai messo le mie storie in evidenza? Erano qui ieri!
Sembra che Zuckerberg abbia deciso di diventare le nostre madri quando si dedicano alla pulizia completa della casa con il preciso intento di cancellare ogni traccia di presenza umana sul pianeta.
Ok, a sua difesa: a differenza dei nostri beni personali, perduti per sempre, le storie in evidenza esistono ancora. Hanno solo cambiato posizione. Non più nella tab sul profilo, ma nella griglia principale, con un’icona dedicata (la seconda, dopo le foto e prima dei reel).
La visibilità non è più immediata e chiede all’utente un’azione ulteriore rispetto al passato. La scelta è ispirata a una maggiore categorizzazione e, come ha spiegato Adam Mosseri – “Head of Instagram” – mira all’abbandono del concetto di aesthetic in favore di contenuti caratterizzati da autenticità e personalizzazione.
Tre minuti tre: i reel diventano XL
92 minuti di applausi per questa novità che permette finalmente di applicare ai reel tutte le funzionalità che Instagram ha pensato per…i reel.
Dagli effetti alla musica, dai sottotitoli ai sondaggi alla possibilità di inserire audio originali, le funzionalità di editing sono state tutte implementate, per favorire non solo la creatività dei creator, ma anche l’interazione con gli utenti.
Guardando un reel, infatti, ora apparirà in alto a destra un piccolo button cliccando sul quale si viene indirizzati ai contenuti simili che sono già piaciuti ai nostri amici. Una novità che va di pari passo con un intervento sull’algoritmo finalizzato a prediligere i contenuti che hanno generato like e commenti rispetto a quelli che sono stati contrassegnati e salvati.
Edits: la novità Instagram per le campagne adv
Non solo filtri, ma modifica automatica delle immagini, aggiunta di effetti speciali e miglioramento dei colori. Edits punta a fare concorrenza alle app di editing foto, con il vantaggio che non sarà necessario il doppio passaggio tra app.
Ma non solo, perché Edits è pensato per lavorare anche sui reel e sulle storie. È infatti questo il tool che permetterà di aggiungere, ad esempio, gli effetti musicali e i sondaggi, offrendo ai brand opportunità sempre maggiori (e migliori) di creare engagement tramite funzionalità integrate nella piattaforma.
Formato verticale a tutto schermo
Modifiche anche al feed foto con l’introduzione del nuovo formato verticale 4:5 per i post. I post diventano così più visibili e “catchy”, perché il formato utilizza tutto lo schermo dello smartphone. Quanto ai vecchi contenuti, non vengono adattati automaticamente, e si avrà una visibilità ottimale solo con un’anteprima che si apre tenendo il dito sulla foto per qualche secondo.
E cambiano anche le copertine dei reel e delle storie in evidenza, dal momento che Meta ha deciso di adottare un criterio di coerenza estetica ed estendere il nuovo formato a tutte le categorie. Se da un lato si abbandona il criterio dell’aesthetic – cioè dei post con filtri tutti simili, anche detto “Millennial beige” -, dall’altro si realizza un bilanciamento tra impatto visivo e genuinità mediante il dosaggio sapiente (bel colpo, Meta) tra formato uniforme e contenuti diversificati.
Nuovo aggiornamento Instagram: le soluzioni per il business
Più coerente, più d’impatto, più autentico, più catchy, più coinvolgente. Il nuovo aggiornamento Instagram offre indubbi vantaggi, ma non ha mancato di suscitare anche qualche polemica. Le novità, inaspettate, si sono rivelate infatti una sfida per i creator professionisti, tanto da indurre Instagram a pubblicare sulla pagina dedicata ai profili business una guida per non perdere engagement con il nuovo algoritmo.
Tra i suggerimenti, utilizzare le storie in evidenza come un’ulteriore opportunità di branding, mostrando contenuti esclusivi, offerte dedicate e “dietro le quinte”. Contenuti, cioè, che raccontino la storia e l’evoluzione di una realtà aziendale secondo uno storytelling che sia allo stesso tempo coerente ma più orientato alla genuinità che all’estetica perfetta.
Per i reel Il focus è, invece, sul rafforzamento della community, con Meta che mette a disposizione una corsia preferenziale a quei contenuti che si sono dimostrati interessanti e coinvolgenti. E infine, dal momento che il nuovo formato verticale riduce la visibilità dei vecchi contenuti, il consiglio è quello di editarli riadattando i formati di testi e copertine.
La nostra opinione? Reagire in modo rapido e creativo a queste novità, trasformando subito la sfida in opportunità di engagement è decisamente una sfida per professionisti del social media marketing. Noi abbiamo accettato la challenge, e voi?
- Published in Social Networks
Gestiamo i tuoi profili social
Sin dalla loro introduzione, i social media si sono rivelati una componente importante della nostra vita, permettendoci di rimanere in contatto con amici e familiari lontani, scoprire nuovi posti, e condividere le nostre esperienze.
E forse sarà difficile da immaginare oggi, ma c’è stato un tempo in cui ci si è interrogati su come applicare l’esperienza social anche alle imprese. Già, il social media marketing non esisteva affatto. Ed era davvero una perdita, perché la capacità di condivisione e interazione è un grande vantaggio sia per i clienti che per le aziende, garantendo da un lato una grande visibilità, e dall’altro la possibilità di fare esperienze d’acquisto più consapevoli, beneficiando delle recensioni e delle opinioni degli altri utenti.
Il social media marketing: un vantaggio per tutti, ma anche un impegno costante
Certo, c’è una ragione se il social media marketing è così vantaggioso e performante. E questa ragione è il grande impegno dei professionisti che curano l’immagine dei brand sui social. Dalla creazione di contenuti dedicati alla targettizzazione del pubblico, ma anche interazione con i clienti e selezione delle adv in base al singolo social, perché ognuno ha caratteristiche diverse.
E ancora, scelta delle keyword, inserimento dei link, analisi delle statistiche sul traffico. Insomma, il lavoro di gestione dei profili social di un brand è davvero interminabile, e richiede competenze specifiche e un’attenzione costante. Caratteristiche che non sempre gli imprenditori hanno, con la conseguenza che spesso i profili social vengono trascurati, con una grave perdita (di nuovo) in termini di visibilità.
Perché rivolgersi a una web agency (la nostra!) per la gestione dei profili social
Non solo il fattore tempo: la gestione del social media marketing, come abbiamo anticipato, richiede delle competenze specifiche necessarie a creare un’interazione con i clienti, generare traffico, e al contempo rafforzare l’identità di un brand. Una web agency può lavorare per voi supportandovi in tutti gli aspetti cruciali dell’esperienza social. In particolare:
- Creare campagne adv che aumentino il traffico verso il sito web o l’eCommerce, e contenuti che generino engagement, diversificati in base al tipo di social (Facebook e Instagram, Twitter, ma anche Linkedin);
- Analisi del traffico finalizzata a una pianificazione di contenuti sempre più targettizzati, così da aumentare progressivamente l’efficacia di ogni campagna adv;
- Individuazione di hashtag e keywords da utilizzare per aumentare la visibilità;
- Monitoraggio costante del sentiment della community, damage control e gestione delle crisi;
- Report periodici con i dati sulle prestazioni delle campagne social, dal numero di follower all’engagement alle conversioni;
- Aggiornamento costante: un lavoro costante sulle pagine social con creazione di contenuti e interazioni continue per generare traffico qualificato verso il sito web, mantenere le pagine sempre aggiornate e rilevanti, e rafforzare il rapporto con la community.
Social media: curare le proprie pagine social per migliorare la brand awareness
In questo articolo abbiamo posto molta enfasi su concetti come engagement e community. Questo perché, nel mercato di oggi, creare intorno a un’azienda una filosofia e una consapevolezza rispetto ai valori in cui si identifica un brand è fondamentale per attirare e fidelizzare i nuovi clienti.
La community, appunto, è una comunità di utenti che si identificano con i valori del brand e contribuiscono in modo attivo alla sua crescita non solo con le scelte d’acquisto, ma anche con recensioni che generano fiducia nei futuri potenziali clienti. Inoltre, gli strumenti di analisi del traffico, la community fornisce un apporto essenziale per capire quali sono le preferenze dell’utenza, permettendovi di offrire un’esperienza sempre più accattivante.
Tutte attività che solo una web agency può svolgere in modo adeguato, mettendo a disposizione del cliente l’esperienza dei suoi professionisti, in grado di offrire servizi di qualità e sempre all’avanguardia.
Dubbi? Domande? Partiamo a lavorare insieme?
- Published in Social Networks
Come non farsi hackerare su Facebook, Instagram, Tik Tok e gli altri social
Forse ve ne sarete già accorti, ma il fenomeno dei cyberattacchi sta crescendo in modo esponenziale e raggiungendo dimensioni davvero preoccupanti, al punto che nessuno può più dirsi davvero al sicuro.
Non più “solo” siti aziendali, quindi, ma anche pagine social di influencer e addirittura di utenti comuni. Ma, se per questi ultimi si tratta semplicemente di un “fastidio”, per le pagine aziendali si tratta di un vero e proprio danno sia all’immagine sia al business. Per non parlare dei dati dei vostri utenti e del potenziale uso fraudolento che può esserne fatto.
La buona notizia è che ci si può proteggere dagli hacker adottando alcune “soluzioni strategiche”. Per prevenire gli attacchi, ma anche per essere in grado di limitare il danno se questi dovessero comunque verificarsi. Quali soluzioni? Scopriamole insieme.
Non sottovalutate la password
Si, potrebbe sembrare un consiglio ovvio, eppure sono ancora in molti a utilizzare password deboli. E soprattutto, “indovinare” la password è ancora il modo più facile di hackerare un account. Insomma, ripeterlo è necessario: la password non dev’essere facile da indovinare. Deve, al contrario, essere di tipo “forte”.
Cosa rende una password “forte”? Nessuna data o nome riconducibile a voi, nessuna sequenza di numeri ovvia (basta con “12345”). E in cambio, combinazioni complesse di numeri, caratteri speciali e lettere, alternando per di più tra maiuscole e minuscole.
Importante è anche creare una password specifica per ciascun account. Ancora, non sono pochi coloro che utilizzano la stessa combinazione per ogni sito e piattaforma cui sono registrati. Questo però significa che una volta “entrati”, gli hacker avranno accesso a tutto ciò che vi riguarda. Insomma, è un modo per rendergli l’attività estremamente semplice.
Due fattori due (di autenticazione)
“Two is megl che one”, recitava la celeberrima pubblicità di un gelato. E vale lo stesso per l’autenticazione. Infatti, l’autenticazione a due fattori è uno dei metodi più affidabili per prevenire attacchi, tanto che sono molte le piattaforme che la propongono agli utenti.
Anziché affidare tutto alla password, questa modalità di accesso si basa su conoscenza, possesso e inerenza. Richiede, cioè, una verifica ulteriore basata ad esempio su una password temporanea, o anche sulle impronte digitali.
Qui serve un manager, un password manager
Se la piattaforma non offre un’autenticazione a due fattori, e se avete la sensazione di non avere abbastanza fantasia per elaborare complicate combinazioni alfanumeriche (alfanumerocaratterispecialiche?), non disperate. Oggi sono gli stessi browser web a offrire dei Password Manager, utilissimi applicativi che elaborano le complicate combinazioni per voi e ve le offrono praticamente su un piatto d’argento.
E se avete il timore o la certezza di non riuscire a ricordarle, di nuovo non disperate. Ancora una volta sono gli stessi browser, pensiamo a Chrome, a offrirvi di memorizzarle per voi. Insomma, un modo per bypassare il problema di “conservare” le password, senza rinunciare alla sicurezza. Inoltre, questo rende estremamente più semplice un’altra buona pratica di sicurezza, che è quella di cambiare le password con regolarità.
Insomma, cosa volere di più?
Da dove digiti?
È il momento di riportare in auge la famosa domanda che si facevano gli utenti dei primi siti di messaggistica (si, stiamo parlando del pleistocene di Internet e no, non c’erano i dinosauri ma alcuni computer somigliavano parecchio a dei triceratopi): da dove digiti?
E perché vogliamo saperlo? Perché se vi state connettendo da un wi-fi pubblico, o da un device aziendale poco aggiornato, il vostro account è a rischio. Certo, in alcuni casi connettersi da un device che non è il nostro è inevitabile. In questi casi, cercate almeno di ricordare di fare log out. Questo vi aiuterà anche a tenere traccia di quali dispositivi avete utilizzato.
Ignorate i click “sospetti”
Questo è un consiglio che può sembrare di semplice buonsenso, e che tuttavia sta assumendo oggi delle connotazioni quasi inquietanti per la frequenza e l’accuratezza di un certo fenomeno, tali da far pensare che gli hacker siano sempre più professionali e specializzati e, quindi, pericolosi.
Parliamo delle Adv sui social media, certo, ma anche delle newsletters o di semplici e-mail. Oggi gli hacker si sono “fatti furbi” e confezionano veri e propri specchietti per le allodole, con grafiche estremamente simili a quelle di siti conosciuti e generalmente considerati affidabili. In poche parole, si clicca pensando di star visitando un sito conosciuto e sicuro, e si finisce invece in un vero e proprio attacco di phishing, con l’installazione di software che possono rubare i nostri dati e le nostre informazioni sensibili.
La contraffazione grafica è diventata così raffinata che sembra quasi sbagliato dire agli utenti di proteggersi, un consiglio che odora quasi di victim blaming. Eppure, c’è qualcosa che potete fare. Aguzzate la vista e cercate gli elementi che “stonano”. Un indirizzo e-mail diverso dal solito, un semplice carattere speciale, l’inversione delle parole (da “servizio postale” a “posta servizi” ad esempio). È difficile, certo, ma è il modo più sicuro di proteggersi.
The bottom line: qualche consiglio finale per non abbassare mai la guardia
Cosa abbiamo imparato oggi? Che gli attacchi sono sempre più frequenti e più raffinati. E che proteggersi è diventato sempre più complicato. Ma anche che il web non è solo “cattivo”. Davanti a un rischio crescente per la nostra sicurezza, infatti, le piattaforme hanno reagito mettendoci a disposizione strumenti più sofisticati per proteggere i nostri account.
Non solo autenticazioni a due fattori e password manager, ma anche notifiche a ogni accesso al proprio account, fondamentali per intervenire in tempo se qualcuno sta tentando di intrufolarsi nelle nostre pagine social. E, dall’altra parte, software antivirus che hanno esteso la loro protezione fino a rilevare link di phishing. In poche parole, tante soluzioni diversificate che ci offrono una vera e propria strategia per tutelare i nostri account e i nostri dati.
- Published in Social Networks
Tik Tok: luci e (soprattutto) ombre del fenomeno social
Lanciato ufficialmente nel 2018 (ma esisteva già da tempo sotto il nome di Musical.ly), Tik Tok è ormai un fenomeno social che conta oltre un miliardo di utenti. Più qualche detrattore. Già, perché il numero di persone che disinstalla l’app o decide consapevolmente di non installarla è in costante crescita.
Le ragioni sono numerose, e possono suddividersi in due macrocategorie: una scarsa attenzione ai contenuti che si traduce in un rischio per gli utenti più giovani, e una gestione dei dati che solleva interrogativi più che legittimi. Aspetti, entrambi, che potrebbero riflettersi e produrre conseguenze anche nel mondo del social media marketing.
Tik Tok: i rischi per giovani e giovanissimi
Numerosi gli aspetti controversi sollevati dagli stessi utenti di Tik Tok (nonché da qualche osservatore esterno, e persino da studi scientifici) in ordine ai rischi per i giovani, che rappresentano la stragrande maggioranza degli utenti di questo social. Rischi connessi tanto al concept stesso del social, quanto a una moderazione carente, che sembrerebbe peraltro essere frutto di una vera e propria scelta di campo.
– Riduzione dell’attention span: il format di Tik Tok è basato sulla diffusione di video della durata di 15 secondi, una tempistica che “allena” il cervello dei giovani a ridurre la capacità di concentrazione;
– Challenge: le sfide tra ticktockers incoraggiano gli utenti a mettere in pericolo se stessi e altri, e hanno dato luogo nel tempo non solo a infortuni, ma anche a gravi atti di vandalismo e addirittura incendi domestici;
– Contenuti sessuali, cyberbullismo e razzismo: l’assenza di controlli ha fatto sì che il social divenisse la sede elettiva per la diffusione di contenuti sessuali espliciti aventi ad oggetto utenti minorenni (spesso non consenzienti). Molto diffuso anche il cyberbullismo, che spesso comprende contenuti di tipo xenofobo, antisemita o razzista.
Ed è proprio il tema razziale ad aver spinto i tiktoker – così si chiamano gli utenti di Tik Tok – a sollevare i primi dubbi circa una possibile correlazione tra assenza di moderazione e censura, rilevando la limitazione di tag e video antirazzisti.
Questi dubbi sono divenuti quasi una certezza quando il magazine online The Intercept è entrato in possesso di alcuni documenti interni in cui si esortavano i moderatori a focalizzarsi sulla rimozione di video che mostrassero disabilità, povertà e caratteristiche fisiche ritenute non attraenti secondo supposti canoni tradizionali.
Sembrerebbe dunque che l’app concentri le sue risorse sulla creazione di un’atmosfera presuntamente patinata, apolitica e aspirazionale, trascurando la moderazione dei contenuti realmente rischiosi.
Tik tok: privacy, sicurezza dei dati, e il discusso ruolo del governo cinese
Veniamo ora al secondo degli aspetti estremamente controversi di Tik Tok. Un tema che ha sollevato numerosi interrogativi, e che è arrivato a coinvolgere non solo privati cittadini, ma anche governi e comunità internazionali.
A cosa servono tanti dati?
Chiunque installi un’applicazione è consapevole del fatto che alcuni dati verranno tracciati. Questa attività è funzionale in primis (e spesso esclusivamente) a una migliore performatività dell’applicazione stessa.
Nel caso di Tik Tok, tuttavia, i dati tracciati vanno oltre ciò che è necessario per migliorare l’esperienza utente, e includono il contenuto di ogni testo digitato (indipendentemente se inviato o meno) nei messaggi privati. Ma anche il modello dello smartphone, il sistema operativo, la risoluzione dello schermo.
E, infine, la geolocalizzazione, i tasti più utilizzati, e la lista dei contatti. Una grande quantità di informazioni, quindi, che legittima una certa preoccupazione per la privacy.
I dati dei ticktoker sono al sicuro?
La risposta è no. Tik Tok ha subito diversi cyberattacchi, e sono molti gli utenti ad aver denunciato accessi non autorizzati ai loro profili. Inoltre, profili di utenti popolari sono stati hackerati per la diffusione di messaggi d’odio, video estremisti e disinformazione.
Quanto è a rischio la nostra sicurezza?
Il fatto che Tik Tok sia stato bandito in India per ragioni di ordine pubblico, e che USA e Unione Europea ne vietino l’installazione sui device in uso ai membri del governo federale US e delle Istituzioni UE, ci dà una stima piuttosto precisa di quanto poco sicuro sia considerato questo social.
Una scelta legata anche alla compagnia cui appartiene Tik Tok, ByteDance, e al suo rapporto con il governo cinese, che ha generato il timore che il social venisse utilizzato come strumento di propaganda e addirittura di spionaggio.
Tik Tok e il suo futuro nel social media marketing
Rischi per la sicurezza dei dati e per la salute degli utenti, oltre a un rapporto quantomeno controverso con temi ad alto rischio di cancel culture come la discriminazione razziale e religiosa rendono Tik Tok un terreno decisamente pericoloso per l’immagine dei brand.
Probabilmente non avverrà domani – un social che conta oltre un miliardo di utenti, molti dei quali non presenti su altre piattaforme, è difficilmente sostituibile -, ma è lecito ipotizzare che nel prossimo futuro il trend sarà quello di abbandonare Tik Tok, sia da parte degli utenti che, ovviamente, delle aziende.
E nel frattempo? Il consiglio per chi ha già un profilo è quello di agire d’astuzia, moderando la propria presenza e soprattutto prestando molta attenzione alla sicurezza dei dati, ad esempio con l’uso di device dedicati e un controllo costante dell’account.
- Published in Social Networks
Usare Linkedin in azienda: la guida definitiva
Di come ottenere risultati proficui attraverso l’interazione tra dipendenti e pagine social abbiamo già parlato. Oggi, però, vogliamo focalizzarci in particolare su un social in particolare. Siamo certi che, dopo aver letto il titolo, starete tutti chiedendovi quale. Pronti? Cominciamo!
Come dobbiamo considerare la pagina Linkedin aziendale
Cominciamo dalle basi, ossia dall’identificare la pagina Linkedin dell’azienda così da avere un quadro più preciso di come utilizzarla. Questa è, allo stesso tempo, un biglietto da visita, uno spazio in cui deve concentrarsi tutto il sistema valoriale aziendale, un’occasione di interazione e networking.
Bastano queste poche righe a farci capire come si tratti di un social da non sottovalutare. Anzi, vale la pena valorizzarlo in ogni modo possibile.
Linkedin e i dipendenti
L’idea di creare una relazione tra la pagina aziendale e le singole pagine dei dipendenti nasce da una semplice valutazione matematica: la somma dei collegamenti dei singoli dipendenti è sempre superiore al numero dei follower della pagina aziendale. E talvolta parliamo anche di numeri molto importanti, che fanno dei dipendenti una risorsa preziosa.
Parallelamente, perché questa interazione funzioni, occorre darsi delle regole. Vediamo quali:
- Stabilire una policy in modo da creare un sistema organico in cui la pagina profilo del singolo dipendente mostri delle linee di condotta univoche e condivise con la pagina aziendale. Si tratta di considerare a tutti gli effetti i dipendenti come Brand Ambassador. Il loro comportamento, quindi, deve rispettare i valori del brand, e ovviamente portare una luce positiva sullo stesso, evitando, viceversa, di aprire a polemiche sterili o dichiarazioni controverse.
- Creare un team di Brand Ambassador affidando quindi ad alcuni dipendenti il compito specifico di applicare la social media policy aziendale. Possono essere soggetti al vertice (devono) ma anche meno in vista, o un mix dei due che dia un’idea più organica. Chiaramente, su questi soggetti la responsabilità di rappresentare l’assetto valoriale dell’azienda grava con un peso maggiore, ma di fatto questo è quello che già succede nella realtà, ed è facile capirlo se si pensa alle recenti campagne di boicottaggio sorte proprio a seguito delle dichiarazioni di alcuni imprenditori o soggetti in posizione apicale (alzi la mano chi non ha comprato una certa pasta per un certo periodo, insomma.)
- Curare l’aspetto visivo: alcune aziende adottano, tra le loro politiche, quella di mostrare nei singoli profili immagini simili, con grafiche e testi che richiamano il brand. Anche in questo senso si può optare per una totale uniformazione oppure creare un mix tra scelta del singolo e quello che potremmo definire “set grafico aziendale.” Importante è la foto di copertina, che dev’essere sempre connessa al contesto professionale, nonché la descrizione delle esperienze professionali.
- Mostrarsi compatti, e mostrare di apprezzarlo: certo gli aspetti grafici sono immediati e, per questo, importanti. Ma non meno importante è mostrare una situazione che sia organica nei fatti, evidenziando l’importanza del contributo dei dipendenti. Basta menzionare i dipendenti nei commenti, coinvolgerli nei post, chiedendo dei loro contributi sulla pagina aziendale, e ovviamente chiedendo loro espressamente di interagire con la pagina commentando i post e condividendoli.
Un approccio vincente sotto diversi punti di vista
Quello di essere una sorta di livella sociale, è un aspetto dei social che viene spesso citato. Quando si parla di relazioni social intra aziendali, però, questo aspetto assume una forma diversa ed estremamente interessante. Da un lato, infatti, la partecipazione social dei dipendenti rappresenta un modo di sfruttare il capitale umano in una nuova versione più al passo con i tempi. Dall’altro, però, questa valorizzazione di abilità che non sempre sono connesse alle loro skills specifiche costituisce anche per i dipendenti un’ottima occasione di mostrare soft skills che diversamente non avrebbero la possibilità di mettere in luce, ad esempio la capacità di generare engagement. Insomma, un rapporto win-win che si rivela stimolante e positivo sotto ogni punto di vista. E voi? Che aspettate?
- Published in Social Networks
Calendario editoriale: 3 motivi per cui non puoi copiarlo, ma devi fartelo da solo
Avete già un piano editoriale? Bene. Ma forse non avete un calendario, cioè: avete deciso e creato i contenuti, ma non avete deciso un ritmo di rilascio, date di pubblicazione, modalità di condivisione. Insomma, tutti quegli aspetti relativi al “come”. O ancora, ne avete uno, ma è estremamente blando o ricalca quelli della concorrenza: un post sui social al giorno, un contenuto sul blog a settimana, un video su Youtube ogni lunedì alle 8. Ora state sbadigliando, vero?
Personalizzare il vostro calendario editoriale, in verità, è fondamentale. E non solo per non essere noiosi. Ci sono decine di altri motivi che non hanno nulla a che fare con la letargia. In questo articolo abbiamo voluto analizzare i tre principali.
- Questione di (feeling) budget
Cominciamo da un aspetto meno simpatico ma decisamente importante. Quale che sia la vostra mansione nel processo comunicativo, l’impostazione del calendario editoriale è quella parte della strategia che permette di allocare le risorse in modo efficace ed efficiente, ma anche di sapere quante sono esattamente le risorse a disposizione. È grazie al calendario, ad esempio, che si può ottenere una distribuzione organica del budget che tenga conto del valore concreto dei contenuti e non del semplice “chi prima arriva meglio alloggia.”
In poche parole: si calcola la mole di lavoro – ed eventualmente la sia amplia o riduce – lo staff disponibile, il tempo necessario, in base a un budget o, per i più fortunati, fissando un budget. Un tipo di pianificazione che vi permetterà, nel lungo periodo, di massimizzare gli investimenti.
- Identity: avere una personalità forte e sapere come dirlo in giro
Oggigiorno, per distinguersi dalla concorrenza, creare attorno al proprio brand un’identità forte, immediatamente riconoscibile e identificabile con un determinato alveo di valori, è fondamentale. E questo vale per tutti i settori, inclusi – e forse soprattutto – i più tradizionali.
Ed ecco perché vale la pena sfruttare tutto lo sfruttabile per definire l’identità del proprio brand, creando così una realtà unica, ma allo stesso tempo rassicurante, che si distingua ma sia fedele a se stessa. Il calendario editoriale serve anche a questo: definire uno stile comunicativo, darsi degli obiettivi (ed essere in grado di verificarne il raggiungimento ex post), produrre dei contenuti che risultino sempre coerenti sia con la propria storia che con la natura della propria attività.
- Definire i termini della propria presenza
Ovviamente, parlando di calendario, si pensa immediatamente a qualcosa che sia utile anzitutto a stabilire, ad esempio, quanti post a settimana pubblicare. E sicuramente è così, ma non solo. In verità, sempre nell’ottica di creare un’identità ben definita e coerente con la natura della propria attività, anche stabilire su quali canali essere presenti è decisivo.
Questo vale soprattutto in un momento come questo in cui ci sono sempre più social media e spesso è utile scegliere su quali investire e quali invece trascurare perché fuori target. Ed ecco come un calendario editoriale personalizzato può venirvi – di nuovo – in aiuto per stabilire dove pubblicare e come interagire, distribuendo il budget di conseguenza. Allora, pronti a lanciarvi nell’impresa?
- Published in Social Networks
Paura a scrivere su Linkedin? Non più, con i nostri consigli!
Se a volte vi siete sentiti ansiosi o addirittura spaventati all’idea di scrivere su un social network, sappiate che non siete soli. Strano a dirsi, soprattutto in un periodo storico in cui non c’è bisogno nemmeno di saper scrivere per commentare un post, ma ci sono persone che provano un senso di inadeguatezza quando si tratta di interagire con un commento.
Magari non ci si sente all’altezza, oppure si teme il giudizio degli altri pensando di sembrare poco intelligenti – di nuovo: assurdo in questo momento storico – e la sensazione di disagio cresce quando, anziché esporsi con la propria persona, ci si espone con il proprio business. Per questo sono in tanti a tenersi alla larga da Linkedin. Il fatto di confrontarsi con altri professionisti e altre realtà dello stesso settore, infatti, può generare davvero molta ansia.
In questo modo, però, ci si preclude un’imperdibile occasione di tenersi aggiornati e farsi nuovi e utilissimi contatti. Ed ecco perché, in questo articolo, ci occuperemo delle cause di questo disagio, e vi daremo alcuni utili consigli per superarlo e sfruttare al meglio Linkedin. Pronti? Cominciamo!
Sentirsi degli impostori: la sindrome che colpisce i bravi
Una delle cause più frequenti che blocca le persone dall’interagire sui social è la sindrome dell’impostore. Si tratta di una vera e propria condizione patologica che colpisce le persone di successo impedendo loro di vedere le proprie skills. Di conseguenza, tutto ciò che ottengono gli sembra frutto di un errore o di un colpo di fortuna, e vivono nel costante timore di essere smascherati. In poche parole, si sente di non meritare davvero il successo.
È la paura di essere smascherati, di far scoprire a tutti che in realtà non ci si è davvero meritati il proprio successo, a spingere queste persone a tenersi a distanza dai social. Maggiore è il confronto, per loro, maggiori sono le possibilità che le persone si rendano conto che non sono poi così capaci.
Come superare la sindrome dell’impostore?
Ora che abbiamo descritto il problema, passiamo a quello che ci interessa davvero: risolverlo. Anzitutto una buona notizia: anche se si tratta di una condizione patologica, la sindrome dell’impostore nella maggior parte dei casi non è grave né invalidante, e si può superare anche adottando dei piccoli accorgimenti. Vediamo quali:
- Pensare che si è su un social: davvero, finché non inviate ogni mattina uno sticker luccicante con scritto “buongiornissimo, kaffee?”, siete a cavallo. E peraltro ad alcuni questi sticker piacciono. Insomma, non siete a una conferenza di esperti del settore, nessuno si aspetta da voi che sfoggiate un Q.I. da M.e.n.s.a., vi basta scrivere qualcosa di leggero e sensato.
- Interazione n.1: i clienti. Oltre a non essere a una conferenza, la maggior parte delle persone che vi leggeranno sono vostri clienti, cioè persone che si rivolgono a voi in quanto professionista. In poche parole: ne sanno meno di voi.
- Interazione n.2: alla larga dalle profezie auto avveranti. Chi soffre della sindrome dell’impostore tende ad adottare comportamenti che confermano la propria convinzione, relazionandosi ad esempio con professionisti dello stesso settore, ma che magari hanno un business su scala molto più ampia, o decenni di know how in più alle spalle. Ecco, non fatelo. O meglio: fatelo in un’ottica di “spia chi è meglio di te e scopri i suoi segreti”, senza però entrare in competizione con chi gioca in un altro campionato.
- Rimanere su un terreno sicuro: parlare esclusivamente di ciò che si conosce – un’abitudine ormai persa sui social – non intervenire se non si ha nulla da dire – idem come sopra – ed esprimere il proprio parere sulla base della propria esperienza, sono ottimi modi per sentirvi sicuri di ciò che scrivete. Inoltre, finché si resta nell’alveo delle opinioni personali, difficilmente ci si espone al rischio di critiche.
L’effetto Dunning-Kruger e la sindrome della tuttologia
Questo effetto non colpisce solo chi si sopravvaluta, ma anche chi invece sottovaluta le proprie competenze. Anche in questo caso, superare il problema è relativamente semplice. Basta chiedere feedback sul proprio operato (ed essere però anche disposti ad ascoltarli). Ma, soprattutto, diventare delle spugne. Anziché pensare di essere arrivati, cioè, tendere a sfruttare ogni occasione per informarsi e imparare.
Cominciare a postare
E adesso, vediamo come affrontare in modo sereno l’approdo sui social. Per prima cosa, va considerato che, di fatto, ci si espone. Al giudizio degli altri, alle loro opinioni, e perché no, anche alle loro critiche. Tenete in considerazione le opinioni, ma prendete cum grano salis giudizi e critiche. I primi perché spesso sono gratuiti, le seconde perché richiedono un certo grado di competenza alla base, ma è raro che chi critica un post sui social ne sia effettivamente dotato.
Detto questo, anche se non tutti i commenti meritano una profonda riflessione, è importante ricordare che, invece, tutti meritano una risposta educata. Anche perché, oggigiorno, basta una risposta sgarbata a un commento imbecille per diventare virali, come molti “epic fail” insegnano: chi si relaziona con l’audience è davvero sotto i riflettori, e rappresenta l’azienda, quindi occorre agire con cautela.
Un altro buon consiglio, è quello di rimanere fedeli all’immagine del proprio brand, sia che si rappresenti un’azienda, sia che si sia liberi professionisti. Il contenuto social non dovrebbe mai deviare da quel complesso di valori con cui i clienti sono abituati a identificarvi. Si parla, in questo caso, di coerenza comunicativa. Questo vale tanto quando si posta, quanto quando si risponde. In questo senso può essere molto utile, prima ancora di aprirsi una pagina, darsi una sorta di codice di autoregolamentazione.
Decidere, ad esempio, se rispondere a tutti o meno, se interagire con chi critica o piuttosto moderare i commenti, cosa fare quando si sbaglia (ammettere l’errore e scusarsi, non dovrebbero esistere altre opzioni e sicuramente non ce ne sono altre che permettano di salvare la faccia.) Condividere queste regole con tutto il team aiuterà non solo a facilitare l’interazione sui social, ma anche a offrire un’immagine organica e sempre coerente con sé stessa, che permetta ai clienti di non sentirsi disorientati.
Allora? Vi abbiamo convinti a iscrivervi?
- Published in Social Networks










