Quando si parla di soluzioni a basso impatto ambientale per cercare di rallentare il surriscaldamento globale, ciò a cui tendiamo a pensare in prima battuta sono i sistemi produttivi e le scelte dei consumatori.
E il mondo del web?
Sono ancora in pochi a identificare internet come un agente inquinante, sebbene, secondo le stime, l’uso di Internet sia responsabile di circa il 3,7% delle emissioni globali di gas serra (più o meno quanto l’industria dell’aviazione). Insomma, anche noi operatori del web diamo il nostro contributo in termini di CO2. Il che significa però che anche noi operatori del web possiamo fare qualcosa.
Quanto inquina un singolo sito
Una delle ragioni per cui si tende a non pensare a internet come a un’agente inquinante è che è ancora difficile stabilire quanta CO2 produca, ad esempio, un singolo sito. Qualcuno ci ha provato però, calcolando l’energia consumata per il caricamento di una singola pagina o l’installazione di un plug-in. Per semplificare: più alto è il “peso” in kilobyte, più energia viene consumata.
Oggi l’operazione è ancora più semplice, grazie ad applicativi come Website Carbon Calculator, in cui basta inserire l’URL per conoscere la quantità di emissioni rilasciate da un sito. Ed esistono anche siti a pagamento che eseguono analisi più approfondite e indicano quali siano le aree di un sito che producono il maggior dispendio energetico.
Come rendere un sito web eco friendly
Lo abbiamo detto in apertura: sapere che siamo parte del problema significa (anche) che possiamo fare qualcosa. E, fortunatamente, esistono già diverse soluzioni per rendere più green un sito o una piattaforma eCommerce.
- Utilizzare host alimentati con energie rinnovabili: oggi il mercato propone diversi servizi di hosting a basso impatto ambientale, tanto che è già attivo anche un sistema di certificazione in questo senso. Una notizia importante, perché significa che è possibile controllare se il servizio di hosting che stiamo usando è sostenibile, ed eventualmente di rivolgerci altrove scegliendo un server certificato. Inoltre, gli hosting certificati rilasciano dei badge che possono essere inseriti nel sito per informare gli utenti e contribuire a diffondere la cultura della sostenibilità;
- Curare il design: il web design è una componente fondamentale dell’impatto ambientale di un sito. Ridurre le dimensioni delle immagini e di tutti gli altri elementi grafici è un gesto significativo per ridurre il consumo energetico generato dal loro caricamento;
- Adottare soluzioni creative: quello di adottare solo immagini a bassissima risoluzione è un trend in crescita tra alcuni siti web che stanno facendo della tutela dell’ambiente un vero e proprio marchio di fabbrica. Altre idee? Il caricamento progressivo delle pagine in base allo scorrimento dell’utente (cd. “lazy loading”), oppure offrire agli utenti stessi la scelta degli elementi da visualizzare mediante il tasto “green switch” che esclude immagini e video più pesanti;
- Lavorare sui video: i video hanno un forte impatto ambientale. Ma anche una certa importanza dal punto di vista del marketing e della user experience. Per questa ragione, se eliminarli del tutto non è consigliabile, si può ricorre a piccoli accorgimenti come limitarne l’uso e, soprattutto, disattivare l’autoplay, così che il loro caricamento non risulti inutilmente impattante;
- L’importanza di JavaScript: di fondamentale importanza per alcune funzionalità di siti web e plug-in, JavaScript richiede però una maggiore potenza di elaborazione della CPU, e quindi un maggior dispendio energetico. In attesa di una soluzione più organica che arrivi “dall’alto”, quello che si può fare ora è limitare il numero di plug-in in uso sul proprio sito web.
Un piccolo consiglio finale: adottare la sostenibilità e integrarla nella brand identity
Un aspetto importante (e forse non abbastanza valorizzato) del dibattito sulla sostenibilità dei siti web, è il fatto che basso impatto ambientale e user experience vadano di pari passo. Ebbene sì, un sito eco friendly è anche un sito che offre una migliore esperienza utente, e non solo grazie alla consapevolezza di stare contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.
Non è un caso, quindi, che alcuni siti abbiano fatto delle immagini a bassa risoluzione, del Lazy Loading o della possibilità di scegliere una versione green del sito, una sorta di bandiera, un elemento integrante della brand identity.
Per offrire agli utenti un’esperienza all’insegna di una maggiore consapevolezza, certo. Ma anche perché un sito green è semplicemente più facile da usare. Più leggero, più veloce, più immediato nel caricamento degli elementi grafici, e con una struttura essenziale che rende le informazioni più facili da trovare, senza dover navigare tra un numero eccessivo di pagine spesso inutili. In una parola: migliore.
E tu? Hai già fatto il tuo green switch?



